I fratelli creativi: la storia di Ink.

Unire le forze, le idee, i progetti, le ambizioni per dare vita ad una creatura che abbia la forma di chi l’ha concepita: è la storia di una ragazza e di suo fratello quella che donneinstoffa porta in scena questa settimana: è la storia di Angela e di Vito e del loro Ink.

L’inchiostro sulla carta, le lettere su un foglio che raccontano sé stessi, una parte della propria vita condivisa con gli altri. Quella parte di vita che trova nell’handmade il faro di riferimento, il punto di partenza e di arrivo del lavoro quotidiano. Ink. nasce così, dalla combinazione di due menti e di due corpi, di due fratelli siciliani trapiantati a Milano ma con un legame troppo forte con la propria terra natìa, terra di artigiani a cui ispirarsi e dai quali scegliere le migliori stoffe disponibili.

Tra il ricordo del rumore di una vecchia Singer nel centro storico di Catania alla realizzazione di Ink. ci sono tanti sacrifici e tanto lavoro in mezzo. C’è la passione a scandire il tempo delle lunghe giornate passate in laboratorio e c’è la voglia di condividere le proprie idee con chi sa apprezzare e con chi può portare valore aggiunto ai capi realizzati da Vito ed Angela, rispettivamente regista ed art director di un progetto che fa della cura del minimo dettaglio la colonna portante dell’intero sistema.

C’è tanta dedizione e tanta grinta nel progetto raccontato questa settimana. Ci sono tanti spunti di riflessione nelle parole di Angela e Vito; sono parole che abbiamo raccolto per voi, ecco la loro intervista.

A tu per tu con i fratelli creativi…

Chi siete? Qualche parola per descrivervi.

Siamo Vito e Angela Trecarichi, regista e art director siciliani, fratello e sorella appassionati di arte e moda, grafica e tipografia, fotografia e cinema.

Insieme a varie esperienze professionali, negli anni abbiamo intrapreso un percorso che in fondo sapevamo già dove sarebbe sfociato: avevamo l’esigenza di racchiudere in un progetto condiviso le nostre passioni, il nostro lavoro quotidiano. Ink. è nato quindi da un’idea molto semplice, raccontare le nostre passioni e fonderle in un progetto ‘palpabile’: creare capi e accessori di alta qualità e ben progettati che noi per primi volevamo indossare. 100% artigianali, 100% Made in Italy nel pieno rispetto delle antiche tecniche sartoriali.

Così abbiamo coinvolto illustratori, artisti, tattoo artist, artigiani, sarti e stilisti: il nostro obiettivo principale era l’handmade, il fatto a mano con la cura del singolo dettaglio come facevano i nostri nonni, come ci insegna la storia dell’artigianato e della moda italiana.

Il nome Ink. è arrivato dall’inchiostro ovviamente. Ogni idea, ogni pensiero, ogni desiderio di voler comunicare e trasmettere qualcosa di se stessi al mondo diventa reale (dalla forma astratta nella nostra testa) attraverso un tratto, un segno su un foglio, o su una tela, o sulla pelle. Ecco, volevamo raccontare delle storie, la nostra storia, e trasformarla in una tela da indossare.

Così Ink. oggi – dopo circa 6 anni di ricerca e progettazione – è una fucina creativa in fermento 24/7 che sforna in edizione limitata capi haute couture basic-chic, accessori ricercati e serigrafie ad arte.

Come è nata la passione per l’handmade? Quando e in che modo è diventata una vera e propria attività imprenditoriale?

È nata probabilmente in casa, sin da piccoli, osservando mamma tagliare-cucire-stravolgere un capo acquistato in una bancarella e dargli nuova vita, trasformarlo come in una fiaba e renderlo unico e perfetto. Siamo cresciuti in una piccola casetta nel centro storico di Catania, e ricordo ancora – mentre facevo i compiti al ritorno da scuola – quel sottofondo metallico inconfondibile di pedale di una vecchia – ma ancora perfettamente funzionante – Singer accomodata in un angolo del soggiorno. Il progetto è diventato un’attività imprenditoriale nel tempo, quasi spontaneamente… Come se dovesse inevitabilmente accadere. All’inizio, quasi per gioco, volevamo solo creare dei capi da indossare che fossero “personali” e magari regalarli a parenti e amici. Nel tempo ci siamo resi conti del potenziale di questo progetto e oggi siamo qui a nutrirlo di giorno in giorno, augurandoci di creare qualcosa di prezioso e unico e duratuto nel tempo.

Se doveste guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Onestamente ancora oggi ci sono parecchi momenti faticosi, soprattutto durante la fase di creazione di una nuova collezione. È un impegno h24 che non ha soste o pause, non possiamo permettercelo. Sicuramente il momento più duro è stato tre anni fa, quando abbiamo pubblicato il sito online: credevamo ingenuamente che il pubblico si innamorasse a prima vista del progetto, di noi e delle nostre creazioni. È molto dura ammettere i propri errori, soprattutto a se stessi! Ma ci siamo rialzati, abbiamo capito le lacune e abbiamo continuato più forti di prima.

Come scegliete tessuti e materie prime per le vostre creazioni?

Scegliamo i tessuti e le materie prime personalmente. I tessuti arrivano direttamente da una bottega sicula sita in una delle vie più conosciute del centro storico di Catania e di questo ne siamo molto orgogliosi: siamo riusciti a fondere le nostre due amate città in questo progetto, la nostra raggiante perla del Sud e la nostra ‘casa’ adottiva, Milano.

Dai vostri post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi vi segue. Quanto pensate sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i vostri prodotti?

È la parte fondamentale, ed è estremamente difficile farlo! Cerchiamo di raccontare in ogni singolo post la passione, la ricerca e la cura che mettiamo in questo progetto. Ma non è facile, a volte di rischia di essere prolissi e ridondanti e perdere l’attenzione di chi ci sta leggendo. È un continuo test, ma anche questo fa parte del gioco ed è tutto molto stimolante.

Che consiglio dareste alle donne che hanno la vostra stessa passione?

Di iniziare! Sembra molto scontato come consiglio, ma è una cosa tanto semplice e ovvia che si crede a volte impossibile da attuare. Come dice una mia carissima amica: “fai un millimetro al giorno”, è questa la chiave di tutto. I fallimenti succedono, capitano continuamente, se ti metti in gioco è inevitabile! Ma l’alternativa quale sarebbe? Non iniziare mai per non fallire mai?

Collaborate con altre donne che hanno un’attività simile alla vostra? Quanto pensate sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Sì, collaboriamo con diversi laboratori creativi di artigiani italiani e il confronto con donne che hanno intrapreso un percorso simile è fondamentale, come crescita del brand ma soprattutto come crescita personale. È un arricchimento continuo, del resto uno degli obiettivi di Ink. era fondere diverse realtà per dare vita a nuove collaborazioni e, perché no, a nuovi progetti a cui magari ancora non abbiamo pensato!

C’è una creazione alla quale siete particolarmente legati? Magari perché l’avete realizzata in un periodo particolare della vostra vita o perché a ispirarvi è stata una persona per voi importante.

Sicuramente le t-shirt della primissima capsule collection, è stato emozionante (ma anche molto faticoso) veder nascere per la prima volta e toccare con mano un disegno che fino a quel momento era solo nella mia moleskine. Ma un momento altrettanto emozionante è quando scrivo agli artisti per coinvolgerli nel progetto: leggere le loro risposte entusiaste è per me un momento di orgoglio e felicità infiniti.

#INKONSKIN

Follow us on Instagram