Salvatore Palazzo, artista visivo, graphic designer, art director pubblicitario, con una profonda passione e conoscenza dell’apparato iconografico della cultura pop contemporanea, procede per montaggi di immagini, immagini che raramente sono figure intere, che di preferenza corrispondono a dettagli, scorci, facce di poliedri, barlumi percepiti in condizioni svantaggiate di visibilità.

Frammenti di atlanti anatomici, particolari entomologici, frames di film della cultura alternativa dark, icone pop con interventi grafici in colori primari costituiscono il materiale di costruzione di immagini perturbanti ma attrattive, che in un doppio movimento “isterico” attraggono e repellono simultaneamente, causando, come nei dipinti barocchi, un vagare per gli elementi dell’immagine dove lo sguardo non si abbandona ad una semplice assimilazione, ma viene sempre impegnato in termini di memoria, congettura, intelligenza testuale.

Un uso volontario dello stile pop che rimanda alla più facile metabolizzazione dell’immagine usata come grimaldello per scardinare la sensibilità dello “spettatore” ed inserire la perturbazione emotiva, nodo autobiografico dell’autore.

“Le immagini hanno bisogno per essere veramente vive, di un soggetto che, assumendole, si unisca a loro. Ma in questo incontro è insito un rischio mortale: che le immagini si cristallizzano e si trasformino in spettri di cui gli uomini diventano schiavi e da cui sempre di nuovo bisogna liberarli.”

Giorgio Agamben, Ninfe – 2007